Un’elmetto dal design inconfondibile

 

La produzione dell’elmetto M1 iniziò nei primi anni ’40 per sostituire l’elmetto Brodie e durante il secondo conflitto mondiale furono prodotti circa 20 milioni di esemplari. L’elmetto M1 era costituito da una calotta esterna di acciaio chiamata “guscio” e di una parte interna rigida chiamata “liner” contenente un sistema di regolazione per renderlo adattabile alla testa di chi lo indossava. Il suo design inconfondibile è stato celebrato nella filmografia bellica come nel film Salvate il soldato Ryan e nella miniserie Band of Brothers, nonché  messo in primo piano sulla locandina del film Full Metal Jacket.

 

Elmetto con il grado da Maggiore

 

 

Il Guscio

 

Adottato poco prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, il primo elmetto M1 di produzione era realizzato in acciaio al manganese con rivestimento in granelli di sughero e vernice grigia scura. Questa combinazione ha dato al casco un aspetto scuro e ruvido.

 

             

 

Ci sono due tipi di gusci che sono stati prodotti, il primo a ganci fissi (fix bale),per tenere il chinstraps, ovvero la fibbia sottogola,e venne fabbricato dall’aprile 1941 all’ottobre 1943, poi hanno iniziato la produzione con i ganci mobili girevoli (swivel bale), prodotto fino al 1945. (Foto F ed S)

 

 



Mc Cord Radiator and Mfg. Co., Detroit, Mich. è stato il primo e il più grande produttore di gusci in acciaio M1 della seconda guerra mondiale, che produsse circa 20.000.000 di elmetti. Le ditte appaltatrici furono soltanto due, l’altra fu Schlueter che produsse circa 2.000.000 di elmetti. La chiusura del bordo (RIM) del guscio, per quelli bellici è anteriore e chiamata Front Seam (Foto1), mentre per quelli post la chiusura è posteriore Rear Seam (Foto 2).

 

                     

 

Anche se un certo numero di gusci bellici come numerazione (la numerazione bellica si ferma al lotto di produzione 1300) riportano la giunzione posteriore come i gusci post. Gli esperti concordano nel dire che alcuni lotti di fine guerra (A partire dal Novembre 1944, data in cui cessarono i front seam) sono stati fabbricati
con la chiusura posteriore in base alle nuove direttive, adottate poi in seguito nel dopoguerra.

 

NUMERO DI LOTTO DATA APPROSIMATIVA DI PRODUZIONE
0-100 Gennaio 1941 – Marzo 1942
100-200 Aprile 1942 – Giugno 1942
200-300 Luglio 1942 – Settembre 1942
300-400 Ottobre 1942 – Dicembre 1942
400-500 Gennaio 1943 – Aprile 1943
500-600 Maggio 1943 – Agosto 1943
600-700 Settembre 1943 – Ottobre 1943
700-800 Novembre 1943 – Febbraio 1944
800-900 Marzo 1944 – Maggio 1944
900-1000 Giugno 1944 – Agosto 1944
1000-1100 Settembre 1944 – Novembre 1944
1100-1200 Dicembre 1944 – Febbraio 1945
1200-1300 Marzo 1945 – Giugno 1945

 

NB: Solo i gusci prodotti dalla McCord Radiator Mfg. Co. possono essere databili attraverso un
numero di lotto stampato all’interno del guscio, in posizione interna-frontale.
Questo era il numero di produzione che veniva dato inizialmente alle lastre di acciaio utilizzate e ripetuto all’interno del guscio finito per poter risalire nel caso a difetti di produzione. Foto G
Anche gli elmi della Schlueter riportano un numero di lotto, ma quest’ultimo non è databile.

 

 



 

CINTURINO Sottogola (Chinstraps)

 

I cinturini sottogola di tutti gli elmetti di fanteria della WWII erano cuciti ai ganci sopra descritti, ed erano fabbricati in robusta tela. Inizialmente erano tinti in OD 3 (Olive Drab nr.3) che era tecnicamente un kaki verdastro, ma in pratica era prodotto in varie tonalità dal kaki al verde kaki.
Nel 1943 venne presa la decisione di eliminare gradualmente il colore OD 3 in favore nella nuova tinta OD 7 (Verde scuro). Entro la fine del 1944, fu implementata la nuova colorazione. Questo avvicendamento di colore non è stato adottato nell’immediato, perché i produttori avevano ingenti scorte in magazzino. Quindi venne deciso di utilizzare prima le scorte fino ad esaurimento, per poi passare alla colorazione OD7. Foto B D E

 

          

 

Fibbia e ganci del cinturino sottogola (Chinstraps) Foto H

 

Dal 1941 alla fine del 1942, la fibbia del cinturino è stata ricavata da una fusione di ottone. Dopo il 1943 fu sviluppata una fibbia semplificata in acciaio annerito, più leggera per risparmiare l’ottone, per lo sforzo bellico. Gli elmetti di fine guerra aranno di nuovo fibbie e ganci in ottone annerito dal design semplificato. Foto C e D

 

          

 

Il Liner

 

L’elmetto M1 è composto da due distinte parti, il guscio in acciaio che protegge la testa, ed il liner
che va al suo interno, con l’intelaiatura sospesa in tela, che ospita la testa.

 

LINER IN CARTONE PRESSATO 1941-1942 (CARDBOARD COMPRESSED)

 

Questi furono i primi modelli di liner che accompagnarono i gusci prodotti da McCord. In quel momento (1941) l’esercito aveva bisogno di iniziare a produrre il più velocemente possibile elmetti e quindi non avendo avuto altre soluzioni da produttori diversi, produsse liner con questo sistema fino a quando non poté trovare sistema migliore. Erano troppo deboli, spessi non adatti all’utilizzo stressante. Furono abbandonati dal Novembre 1942. La ditta principale fu la Hawley, ma certi possono essere anche marcati “General Fiber” azienda subappaltata da Hawley. Foto 1

 

                        

 

 LINER BASSA PRESSIONE 1942-1943 (LOW PRESSURE)

 

Questa tipologia di stampaggio liner non durò per molto tempo: a fine 1943 vennero eliminati. Ancora una volta l’esercito fu costretto ad accettare contratti con sistemi di realizzazione che sapeva fin dall’inizio che non sarebbero stati duraturi, ma la richiesta di prodotto finito era purtroppo troppo alta per non accettarli.
Questa tecnica era adottata da due ditte, che erano la Saint Clair e la Hood Rubber. Varie striscie di tessuto erano impregnate di resina, posizionate in uno stampo metallico e messe in forma tramite un’operazione di “gonfiaggio”.  Si rivelarono ben presto anche questi troppo deboli. Foto 2

 

             

 

3. LINER ALTA PRESSIONE 1942-1945 (HIGH PRESSURE)

 

Già a partire dal 1942 questi produttori di liner ad alta pressione erano già attivi nella realizzazione.

Ma sfortunatamente non erano ancora riusciti a dare tutta la loro disponibilità a questa produzione che partì a così a rilento. Si rivelò la soluzione migliore e la più duratura che venne realizzata in gran quantità da ben 7 produttori diversi. La tecnica era molto simile a quella dei liner a bassa pressione, ma qui utilizzando una pressione di gran lunga superiore tra stampi metallici si ottenevano risultati quasi impeccabili di stampo. Foto 3

 



                   

 

Galleria fotografica

 

 

 

 

 

 

 

M1 Capitano

 

 

            

 

Scritto da Carmine Terracciano e Maurizio Petrone