Nel periodo post-unitario subito dopo la caduta della piazzaforte di Gaeta, ultima roccaforte di Francesco II di Borbone, la rivolta incoraggiata dal Comitato Centrale Borbonico si spostò al Sud. Il centro della rivolta si diresse dapprima con il brigante Crocco in Basilicata per poi spandersi in Terra di Lavoro, nelle Calabrie, nella provincia di Avellino, Benevento e Salerno. Per due anni, a partire dal 1861 il Cilento vide come condottiero della rivolta la figura del brigante Giuseppe Maria Tardio. Questo capo brigante si differenziò subito dagli altri rivoltosi che operavano nelle altre regioni. Infatti dietro la veste da brigante, le sue armi più forti furono da subito, la cultura e l’intelletto che lo resero un inafferrabile condottiero.

Giuseppe Maria Tardio

Giuseppe Tardio nacque a Piaggine Soprane paese dell’entroterra cilentano, il 1° ottobre 1834 da Paolo e Caterina Alliegro i quali con non pochi sforzi riuscirono a mandare il proprio figlio al Real Liceo di Salerno dove compì gli studi superiori. Nella stessa città riuscì a proseguire gli studi universitari diventando in seguito Legittimista. In un primo momento appoggiando l’entrata vittoriosa di Vittorio Emanuele in Milano, fu imprigionato e rilasciato dopo un anno nel 1860. Ma da parte del giovane Tardio ci fu improvvisamente un’inversione di marcia che lo consacrò condottiero della rivolta borbonica.

Piaggine Soprane

Egli di origine plebea e dalle idee liberali iniziò a dar fastidio ai borghesi del proprio paese i quali ordirono una congiura accusandolo di essere un reazionario e facendolo arrestare. In prigione il giovane Tardio scelse dunque di sostenere la causa del ritorno del Borbone. Evaso delle carceri si mise in contatto a Napoli con il partito clandestino borbonico per poi proseguire alla volta di Gaeta ed organizzare il ritorno nella sua terra per liberarla dal piemontese. Partiti da Civitavecchia all’alba del 18 settembre 1861, con un battello donato da un simpatizzante borbonico, navigarono quattro giorni senza toccare i porti più importanti alla volta di Agropoli dove arrivarono la notte tra il 21 e 22 settembre 1861. La compagnia composta da 32 uomini mal equipaggiati sbarcarono a Punta Tresino in Contrada Sambuco nei pressi di Agropoli.

Punta Tresino




In quest’anno molte furono le vicende che animarono la cronaca dell’epoca. Infatti, questo fu un anno in cui la banda Tardio si preparò cercando di fare proseliti nei braccianti e nella povera gente con il fine di incrementare le fila di questo piccolo esercito di rivoltosi. Giunto a Capaccio si spostò fino al monte Cervati, nei pressi di Piaggine dove attese l’inverno per poi procedere fino a Centola ed unirsi ad altri contadini votati per la stessa causa. Il 2 luglio 1862 diede inizio ai motti rivoluzionari conquistando le città di Massicelle e Futani dove abbattuti gli stemmi della casa Sabauda e di Giuseppe Garibaldi, fece il suo primo proclama ai popoli delle due Sicilie, firmandosi come Capitano Comandante l’armi Borboniche. Da qui la sua sete di giustizia lo portò a conquistare Abatemarco e Foria, Ricusati, Camerata, Lentiscosa, Celle, Roccagloriosa, Alfano, Caselle in Pìttari. Dopo un tentativo da parte del comitato segreto borbonico, di unire la banda di Tardio con quella di Gaetano Manzo, il legittimista comandate l’armi borboniche fu ferito a Magliano in uno scontro con la Guardia Nazionale ed i Carabinieri. Dovette, dunque sciogliere la banda e fuggire a Roma dove tradito da un compagno fu arrestato. Processato a Salerno, fu prima condannato a morte, per poi avere uno sconto di pena che fu commutata nel carcere a vita nell’isola di Favignana, dove morì, avvelenato il 13 giugno del 1892. Durante il processo, le parole profferite del Legittimista Tardio furono:

Io non sono colpevole di reati comuni poiché il mio stato, il mio carattere, la mia educazione, non potevano mai fare di me un volgare malfattore; io non mi mossi e non agii che con intendimenti e scopi meramente politici; talchè non si potrebbe chiamarmi responsabile di qualsivoglia reato comune che altri avesse per avventura perpetrato a mia insaputa contro la espressiva mia volontà e contro il chiarissimo ed unico scopo per cui la banda era stata da me radunata”.

Il legittimista e partigiano Tardio resterà una figura molto rilavante e particolare del periodo post-unitario. La memoria infangata ingiustamente è stata riabilitata e l’amministrazione comunale di Piaggine ha reso giustizia a tale personaggio dedicandogli una piazza.